Gli 887 milioni contestati a Meta sono un problema per il Digitale, non per Meta con Valerio Vertua
La notizia della presunta evasione fiscale da 887 milioni di euro da parte di Meta, emersa dalle indagini della Procura di Milano, non è solo un caso ''legale'': è un campanello d'allarme per tutto il mondo digitale. Il concetto alla base dell'accusa è rivoluzionario (e per certi versi pericolosissimo): i dati personali forniti dagli utenti, in cambio dell'accesso gratuito a piattaforme come Facebook e Instagram, vengono considerati una ''permuta'' con valore economico. Di conseguenza, secondo questa interpretazione, il Gruppo Meta avrebbe dovuto pagare l'IVA su tali transazioni. ⚠ Cosa significa per noi? Se questa visione venisse confermata, rischiamo di minare alla base il funzionamento di Internet: » Tutti i modelli di business basati sulla monetizzazione indiretta, come newsletter gratuite, app free-to-use, piattaforme di contenuti e persino programmi di loyalty, potrebbero essere soggetti a tassazione retroattiva. » Le piccole e medie imprese, i content creator e le start-up che dipendono da questi modelli rischierebbero di non sopravvivere a un cambiamento così drastico. Questa interpretazione potrebbe trasformarsi in una ''bomba normativa'' con ripercussioni enormi in tutta…
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