TUTTO OK È IPHONE: la campagna di Apple sbagliata nei tempi, modi e molto altro #1578
TUTTO OK, è un IPHONE. In mano a un neonato. Peccato che, in un momento storico in cui si discute di dipendenza da smartphone, parental control e utilizzo dei device da parte dei minori, l’immagine di un neonato con un telefono in mano non viene letta come “resistenza del prodotto”, ma come normalizzazione dell’iper-esposizione digitale fin dalla culla. E quando un cartellone è polissemico, non scegli tu quale significato vincerà. Il punto è la responsabilità di chi progetta la comunicazione: non basta l’intenzione della campagna (iPhone “tough”, che sopravvive a pioggia, sport, cadute), conta come verrà interpretata da pubblici diversi. È qui che entrano stakeholder mapping e letture ostili: autorità, avversari, attivisti, concorrenti, opinione pubblica. Un messaggio perfetto per “gli amici” può diventare un boomerang se offre munizioni a chi ti guarda con sospetto. La conseguenza è il cortocircuito reputazionale: un’immagine pensata come dimostrazione di robustezza finisce per attivare il tema “bambini e smartphone”, con sensibilità e reazioni istituzionali più alte del previsto. Prima di affiggere un messaggio, bisogna prevedere tutti i segnali che scatena, non solo quello che v…
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